Scritture Le forme di comunicazione

 

10 Scritture artificiali e inventate

1. La cifra e il segreto

 

Chi inventa la scrittura?
Perché si inventa una nuova scrittura? Si può parlare di invenzione, nel caso della della scrittura?
Non è facile dare una risposta a queste domande.
Per le grandi tradizioni, è possibile individuare, dietro i miti di creazione della scrittura, obiettivi ed esigenze che giustificano la progressiva introduzione dei sistemi di notazione: contabilità, amministrazione e commercio nel Vicino Oriente, divinazione oracolare in Cina, conoscenza astronomico-religiosa in Mesoamerica.
Non è invece ben chiaro il meccanismo che, in società e periodi conosciuti, fa emergere nuovi segni grafici.
La nostra cultura, in realtà, si è abituata (forse arbitrariamente) a considerare “naturali” solo i modelli generali di invenzione attribuiti alle scritture storiche; e considera invece ‘artificiali’ le creazioni individuali, come quelle dei tanti eruditi e scienziati, o anche esaltati o ‘posseduti’, che apparveto in Europa a partire dal Cinquecento.
Forse, in definitiva, ‘naturali’ sono tutte le scritture che funzionano e che vengono utilizzate, indipendentemente dal modo in cui hanno avuto origine.

 

 

La più grande ruota combinatoria crittografica mai pubblicata, che appare nel libro di Gustavus Selenus Cryptometrices et cryptografiæ (1624): la ruota è costituita da 25 cerchi concentrici in grado di combinare tra loro 25 serie di 24 coppie di lettere ciascuna, e le possibilità cifratorie raggiungono numeri astronomici. Collez. privata; foto S. Femia

La più grande ruota combinatoria crittografica mai pubblicata, che appare nel libro di Gustavus Selenus Cryptometrices et cryptografiæ (1624): la ruota è costituita da 25 cerchi concentrici in grado di combinare tra loro 25 serie di 24 coppie di lettere ciascuna, e le possibilità cifratorie raggiungono numeri astronomici.
Collez. privata; foto S. Femia

Scritture segrete e combinatorie
Sin dall’anrichità, per scopi diplomatici e militari, venivano usati diversi sistemi di crittografia, talvolta anche molto ingegnosi, che rimanevano però sempre interni alla lingua e alla scrittura di volta in volta usate.
Sistemi di questo tipo (basati su regole secondo le quali, ad esempio, si sostituiva una lettera con quella successiva) producevano testi a prima vista incomprensibili, automaticamente tradotti ‘in chiaro’ conoscendo la chiave.
Le scritture segrete cscrcitarono grande fascino sul pensiero europeo tra XV e XVll secolo; molti eruditi ne inventarono di nuove, esplorandone le possibilità alla ricerca di ‘scritture perfette’, in grado di assicurare un’utopica comunicazione universale.
C’era in realtà, sulla base dell’interpretazione cabalistica dell’ebraico (che associava significati mistici alle lettere in quanto tali) e dell’Ars combinatoria di Raimondo Lullo (il dotto catalano che nel XIII secolo aveva costruito un’immagine del mondo basata sulla combinabilità degli elementi che lo compongono), un’idea di magia e di potere della scrittura in sé, indipendentemente dai contenuti veicolati.
La procedura finiva per diventare fine a se stessa e si creavano meccanismi di ruote, sempre più grandi, la cui unica funzione era di esaurire tutte le possibili combinazioni tra lettere ormai svuotare di significato, come nel caso della ruota per il tedesco di Harsdörffer, che poteva produrre 97.209.600 parole.
Segreto e ricerca della perfezione si incontrano nell’indecifrabile: le scritture combinatorie e perfette erano destinare a rimanere incomprensibili.

 

Pagina della Cynosura seu mariana stella polaris (1655), originale opera di Nicolaus Lucensis nella quale è presentata una rotula combinatoria in grado di generare 722.369.249.280 differenti preghiere alla Vergine. Coilez. privata; foto S. Femia

Pagina della Cynosura seu mariana stella polaris (1655), originale opera di Nicolaus Lucensis nella quale è presentata una rotula combinatoria in grado di generare 722.369.249.280 differenti preghiere alla Vergine.
Coilez. privata; foto S. Femia

 

 Esempio di crittografia simbolica tratto dal libro di Balthasar Frederici Cryptographia (1684), uno dei più noti trattati seicenteschi sull'argomento. Nella parte superiore della pagina viene data la chiave (clavis) delle corrispondenze tra simbolo e lettera alfabetica per poter leggere il testo cifrato. Coilez. privata; foto S. Femia


Esempio di crittografia simbolica tratto dal libro di Balthasar Frederici Cryptographia (1684), uno dei più noti trattati seicenteschi sull’argomento. Nella parte superiore della pagina viene data la chiave (clavis) delle corrispondenze tra simbolo e lettera alfabetica per poter leggere il testo cifrato.
Coilez. privata; foto S. Femia


 

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