Scritture Le forme di comunicazione

 

3 Scrittura cinese e giapponese

1. Gli ideogrammi e la loro storia

 

Scrittura semicorsiva di Yang Weizhen (1361), calligrafo della dinastia Yuan

Scrittura semicorsiva di Yang Weizhen (1361), calligrafo della dinastia Yuan.

L’origine mitologica
L’origine della scrittura cinese é un problema affascinante, ma di difficile soluzione.
Esiste in realtà una vasta documentazione, arricchita dalla ricerca archeologica di questi anni: dai ‘testi’ più antichi del V millennio a.C., graffiti su ‘ossa di drago’ (in realtà scaglie di guscio di tartaruga) a scopo divinatorio e sui quali appaiono già circa quattromila caratteri, a quelli su bronzo di epoca Zhou (XI sccolo a.C.) e a quelli ancora più recenti incisi su pietra.
A questa documentazione ‘positiva’ si aggiunge una ricca mitologia, ereditata non soltanto dalla tradizione cinese, ma anche dall’immagine degli ideogrammi, spesso fuorviante, che l’Europa si era costruita a partire dal Cinquecento e che non mancherà di influenzare le indagini successive sino al nostro secolo.
Le fonti cinesi citano episodi come quello delle ‘funicelle annodate’, ideate dall’imperatore Shen Nong (nelle quali alcuni studiosi hanno vista un’evocazione dei quipu incaici), e quello della creazione di ideogrammi a imitazione di oggetti naturali, da parte di Huang Di, un altro imperatore semi-mitico.
Gli europei, d’altra parte, fantasticarono a lungo sull’utopica perfezione di un sistema che avrebbe trascritto, invece dei suoni, le cose e le idee; da cui l’infelice termine  “ideografia”, con il quale venne definita una scrittura che era invece prevalentemente
logografica e che addirittura, nei suoi più recenti sviluppi, è possibile definire come parzialmente fonetica.
O ancora, molto si è detto sull’aspetto pittografico originario di caratteri diventati via via più astratti, o sull’origine mediorientale del sistema, o addirittura sull’introduzione in Cina dei misteriosi ‘geroglifici’ da parte del biblico Cam, secondo la fantasiosa ipotesi dell’erudito seicentesco Athanasius Kircher.

 

Iscrizione su bronzo del periodo Zhou (1050-771 a.C.). Lo stile della scrittura è il sigillare arcaico: si riconosce ancora la forma quasi pìttografica dei caratteri. © British Museum, Dept. Oriental Antiquites, 1936 11-18, London

Iscrizione su bronzo del periodo Zhou (1050-771 a.C.).
Lo stile della scrittura è il sigillare arcaico: si riconosce ancora la forma quasi pìttografica dei caratteri.
© British Museum, Dept. Oriental Antiquites, 1936 11-18, London

Sulla terrazza Yan, originale della quartina tracciata in scrittura corsiva, verso il 742 d.C., dal poeta Li Bai della dinastia Tang. Si racconta che Li Bai improvisasse i versi su richiesta dell'imperatore, sulla terrazza del suo palazzo: “I monti si innalzano, le acque scorrono / immagini di cose innumerevoli. / Senza un vecchio pennello esercitato / come esaurire queste limpide forme?'. La fascia a destra è il titolo, aggiunto di suo pugno nel XII sec. dall'imperatore Huizong della dinastia Song. Museo del Palazzo imperiale, Pechino

Sulla terrazza Yan, originale della quartina tracciata in scrittura corsiva, verso il 742 d.C., dal poeta Li Bai della dinastia Tang. Si racconta che Li Bai improvisasse i versi su richiesta dell’imperatore, sulla terrazza del suo palazzo: “I monti si innalzano, le acque scorrono / immagini di cose innumerevoli. / Senza un vecchio pennello esercitato / come esaurire queste limpide forme?” La fascia a destra è il titolo, aggiunto di suo pugno nel XII sec. dall’imperatore Huizong della dinastia Song.
Museo del Palazzo imperiale, Pechino

 

Sviluppo storico, dal pittogramma all'ideogramma moderno, del carattere zi, 'figlio'.

Sviluppo storico, dal pittogramma all’ideogramma moderno, del carattere zi, ‘figlio’.

 

Pagina di un testo a stampa in scrittura cinese e mancese. La scrittura mancese, singolare alfabeto specificamente creato alla fine del XVI sec. per trascrivere la lingua manchu, è caratterizzata dall'andamento verticale e dal ductus a riccioli e curve che ricorda visivamente una cordicella annodata. Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele ll, ms. or. 72.b.58/1¬8, Roma; foto G.Peyrot

Pagina di un testo a stampa in scrittura cinese e mancese. La scrittura mancese, singolare alfabeto specificamente creato alla fine del XVI sec. per trascrivere la lingua manchu, è caratterizzata dall’andamento verticale e dal ductus a riccioli e curve che ricorda visivamente una cordicella annodata.
Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele ll, ms. or. 72.b.58/1¬8, Roma; foto G.Peyrot

 

 

Il carattere su, “rinascere”, inciso su pietra nel santuario buddista di Leshan, nella provincia cinese di Szechwan.

Il carattere su, “rinascere”, inciso su pietra nel santuario buddista di Leshan, nella provincia cinese di Szechwan.

L’origine pittografica
Nel discutere così a lungo sull’origine e sull’essenza della scrittura cinese, a quasi tutti studiosi era sfuggito quello che forse è l’aspetto più interessante, quello sociale e antropologico, e quindi l’uso dei primi documenti scritti.
Il fatto che siano state intenzioni magico-religiose a ispirare la composizione dei primi testi scritti (tutt’altra cosa rispetto ai testi contabili dell’antica tradizione mediorientale), mette in luce una prima, grande differenza tra il mondo cinese e le civiltà a noi più vicine: non si scriveva per rendere conto di beni o per inventariare derrate o animali, ma per chiedere se la stagione sarebbe stata propizia, o se il proprio esercito avrebbe vinto o perso la battaglia.
La possibilità che si ha oggi di ricostruire la storia dell’evoluzione formale dei caratteri conferma la tesi dell’origine iconica dei segni (e quindi almeno qualcuna delle speculazioni utopiche europee) e documenta la natura del processo di standardizzazione dei tratti, da cui è nata l’astratta bellezza che ancora oggi caratterizza questo sistema di scrittura.
Quanto alla funzione dei segni, entrato in crisi il mito dell’ideografia, si riconosce oggi che la flessibilità nell’uso dei composti e la ricerca continua della regolarità e dell’eleganza formale (in una notazione che fa dell’immagine visiva un punto di forza per la comprensibilità del testo scritto) garantiscono al mezzo espressivo l’adattabilità alle evoluzioni della lingua, che sembrava negata dall’ingenuità dei primi studiosi.
I caratteri cinesi non sono trascrizioni di essenze Filosofiche (come riteneva Francesco Bacone quando li definiva “reali”), ma sono parte del funzionamento della lingua e sono quindi sensibili alla sua evoluzione. Grazie a una visione più moderna, si può oggi capire meglio il funzionamento di un sistema la cui presunta complessità è prodotto di pregiudizi che non trovano riscontro nella reale prassi grafica di chi lo legge e scrive.

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