Scritture Le forme di comunicazione

 

8 La scrittura araba

1. Origini e sviluppo

 

'Nel nome di Allah', calligrafia in stile maghribi di al-Hadrami (1886)

‘Nel nome di Allah’, calligrafia in stile maghribi di al-Hadrami (1886)

Un’origine divina
La cultura araba è forse quella che più ha fatto ricorso all’idea dell’origine divina della scrittura.
La scrittura è il mezzo attraverso il quale la parola di Dio si è fatta concretamente percepibile nel libro sacro ed è venerata prima di tutto per la sua funzione di ‘veicolo segnico divino’.
Secondo una tradizione sûfi, “Allah scrisse il Corano sulla tavoletta e la prima goccia d’inchiostro fu il punto sotto la lettera ba con cui comincia la bismalah“, dando così origine alla scrittura.
“Il tuo Signore è il generosissimo, colui che ha istruito l’uomo attraverso l’uso del calamo, colui che ha insegnato all’uomo ciò che ignorava”: sono parole del Corano, e vi traspare quasi l’acuta consapevolezza di un primato della scrittura, almeno di quella rivelata, sulla parola parlata.

 

Dal sistema di base alla scrittura ‘completa’
Mentre per le antiche scritture comunemente dette sudarabiche (che notavano, sin dall’VIII secolo a.C., lingue come il mineo e il sabeo, e che secoli dopo daranno origine alla scrittura etiope) non si può parlare di origine certa, l’arabo settentrionale è senza alcun dubbio la continuazione di una delle scritture aramaiche, in particolare della varietà nota come ‘nabatea’.
Il sistema arabo, con andamento dei segni da destra a sinistra e composto di 28 caratteri, può considerarsi realizzato già nel IV secolo d.C.; esso venne in seguito integrato con segni diacritici, intesi a eliminare alcune ambiguità interpretative, ritenute dannose in particolare per la lettura del Corano.
I segni diacritici aggiunti (in forma di punti e trattini posti al di sopra o al di sotto dei caratteri) indicano le vocali brevi e possono essere combinati, tra loro e assieme ad altri segni consonantici ‘speciali`, per dare luogo a una grafia inequivoca, che trasforma l’alfabeto quasi-consonantico delle origini in un alfabeto completo.
Ma ancora una volta, l’innovazione ‘razionale’ non si adattava, slmeno in apparenza, all’eredità culturale.
Il sistema aggiunto di segni diacritici, infatti, è rimasto un complemento essenziale della sola scrittura coranica, e se ha spesso assunto valore estetico e decorativo nella calligrafia, non è mai entrato a far parte dei testi di uso comune né manoscritti, né a stampa.
Gli Arabi hanno scelto dawero di scrivere in modo difettoso?

 

 

Frammento coranico in stile kûfi su pergamena (IX sec.). Contiene la fine della sura 29 e l'inizio della 30. Accademia russa delle Scienze, San Pietroburgo

Frammento coranico in stile kûfi su pergamena (IX sec.). Contiene la fine della sura 29 e l’inizio della 30.
Accademia russa delle Scienze, San Pietroburgo

Una perfetta scrittura ‘difettosa’
Se si guarda meglio alla realtà linguistica dei popoli di lingua araba, in realtà, ci si rende conto che i presunti difetti della notazione diventano un punto di forza.
Nel variegato panorama sociolinguistico dei dialetti arabi, anche assai differenti tra loro da un punto di vista fonetico, la scrittura araba, proprio per il fatto di non trascrivere tutte le vocali, ha il pregio di lasciare al lettore la possibilità di leggere secondo la propria particolare pronuncia (le strutture della lingua, infatti. sono tali da non lasciare ambiguità sulla sillaba che deve occupare una certa posizione), mentre l’applicazione di norme ortografiche rigorose potrebbe addirittura ostacolare la comprensione.
Il testo scritto arabo è perciò leggibile in rapporto alla realtà del linguaggio vivente: consentendo in particolare al lettore di evitare i problemi grammaticali delle desinenze di caso, permette di fare un uso attivo della scrittura anche a chi non la conosce bene.
Rimane il fatto che per leggere correttamente un testo è necessario avere già una buona conoscenza delle parole.
Ma se questo può essere considerato un difetto per lo straniero, è invece motivo di grande attrazione per una cultura conservatrice, che in tal modo impone, a chi voglia penetrarne i contenuti, una specie di pedaggio da pagare: per leggere I’ arabo bisogna prima ‘arabizzarsi’.
Seguendo questo percorso, l’arabo ha compiuto addirittura qualche passo in più: con una capacità di penetrazione grafica pari a quella religiosa e culturale, ha creato un sistema in cui scrittura e lettura sono quasi ideografiche ed estremamente veloci, e in cui la facilità di ampliare il numero di suoni trascritti, grazie all’uso dei segni diacritici, ha prodotto decine di adattamenti a lingue anche assai diverse da quelle semitiche (come le lingue berbere, iraniche, indiane e dravidiche).

 

Corano con scrittura in stile naskhi, con titoli in oro e testate e margini miniati dal calligrafo Ibn Muhammad 'Ala al-Din al-Husaini nel 1537. Biblioteca nazionale Marciana, cod. marc. Or.68 (=65), ff, Venezia

Corano con scrittura in stile naskhi, con titoli in oro e testate e margini miniati dal calligrafo Ibn Muhammad ‘Ala al-Din al-Husaini nel 1537.
Biblioteca nazionale Marciana, cod. marc. Or.68 (=65), ff, Venezia

 

Cornice di porta in legno, con caratteri arabi incisi, Alcazares Reales di Siviglia (XIV sec.). Foto A.Perri

Cornice di porta in legno, con caratteri arabi incisi, Alcazares Reales di Siviglia (XIV sec.).
Foto A.Perri

 

Pagina di un Corano dell'VIII-IX sec., trovato sotto il tetto della grande moschea di San'a. Il testo è in stile kûfi Accademia russa delle Scienze, San Pietroburgo

Pagina di un Corano dell’VIII-IX sec., trovato sotto il tetto della grande moschea di San’a. Il testo è in stile kûfi
Accademia russa delle Scienze, San Pietroburgo

 

Codice di al Hamasa (XIII sec.). Manoscritto in scrittura maghribi (facsimile). Biblioteca dell'Accademia nazionale dei Lincei e Corsiniana, Roma; foto G. Peyrot

Codice di al Hamasa (XIII sec.). Manoscritto in scrittura maghribi (facsimile).
Biblioteca dell’Accademia nazionale dei Lincei e Corsiniana, Roma; foto G. Peyrot

 

 Pagina del Tafsîr al-Galalain, uno dei più popolari tafsîr (esegesi del Corano), scritto da Galal al-Din-al-Mahalli e terminato da un suo discepolo nel 1465. Questo genere di testi apparve a seguito della dififusione dell'Islam nell'Asia meridionale. I margini sono ricoperti dalle annotazioni dei proprietari e dei lettori, e rappresentano una viva testimonianza dell'intenso lavorio spirituale su questi testi. Accademia russa delle Scienze, San Pietroburgo


Pagina del Tafsîr al-Galalain, uno dei più popolari tafsîr (esegesi del Corano), scritto da Galal al-Din-al-Mahalli e terminato da un suo discepolo nel 1465. Questo genere di testi apparve a seguito della dififusione dell’Islam nell’Asia meridionale. I margini sono ricoperti dalle annotazioni dei proprietari e dei lettori, e rappresentano una viva testimonianza dell’intenso lavorio spirituale su questi testi.
Accademia russa delle Scienze, San Pietroburgo

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